L’ultimo volo della Chapecoense – El último vuelo de la Chapecoense

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Non mi posso togliere dagli occhi l’immagine della squadra della Chapecoense che esulta negli spogliatoi dopo la qualificazione alla finale della coppa Sudamericana: c’è qualcosa di più potente della gioia di questi giovani guerrieri che vivono un sogno che li ha portati dalla serie D brasiliana, in sette anni, a giocarsi una finale così importante?

Eppure ora quelle immagini sono fonte di un dolore profondo, acutissimo, perché le guardi pensando a tutte queste vite, sogni, speranza, amori, bruciati in un attimo nello schianto di un aereo. Fino a ieri non sapevi neanche che esistesse quella squadra, ma oggi ti commuovi senza rimedio e la fragilità della vita, della nostra vita, non solo della loro, ti si getta addosso, come una domanda drammatica sul tuo vivere.

Oggi… è l’ultimo giorno, è l’unico giorno, l’unico vivere che ti è dato e che fai per afferrarne il senso, il valore, la bellezza, la verità?

Non c’è altra sfida, in mezzo a tutto il nostro fare che questa domanda a cui ognuno deve, se non vuol soccombere al nulla, cercare una risposta.

Pensare a queste cose mi ha fatto capire le parole che ha detto il Papa Francesco domenica scorsa, 27 novembre, all’Angelus.

«”Come nei giorni che precedettero il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”: così dice Gesù. Sempre ci colpisce pensare alle ore che precedono una grande calamità: tutti sono tranquilli, fanno le cose solite senza rendersi conto che la loro vita sta per essere stravolta. Il Vangelo certamente non vuole farci paura, ma aprire il nostro orizzonte alla dimensione ulteriore, più grande, che da una parte relativizza le cose di ogni giorno ma al tempo stesso le rende preziose, decisive. La relazione con il Dio-che-viene-a-visitarci dà a ogni gesto, a ogni cosa una luce diversa, uno spessore, un valore simbolico. (…) Le cose di ogni giorno devono avere questo orizzonte, devono essere indirizzate a quell’orizzonte. Quest’incontro con il Signore che viene per noi. (…) È un invito alla vigilanza, perché non sapendo quando Egli verrà, bisogna essere sempre pronti a partire. In questo tempo di Avvento, siamo chiamati ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità. Per fare ciò occorre imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati, perché il Signore viene nell’ora in cui non immaginiamo. Viene per introdurci in una dimensione più bella e più grande».

Le sicurezze non bastano a scongiurare la fragilità di cui siamo pieni, ma la certezza che può rendere pieno l’istante è questa attesa del Signore che viene a sorprenderci ogni giorno, per introdurci nella dimensione vera e definitiva della realtà.

Grazie Chapecoense

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 Traducción en castellano:
No puedo quitarme de los ojos la imagen del  equipo de la Chapecoense que exulta en los camarines después de la calificación  a la final de la copa Sudamericana: existe algo más potente de la alegría de esos jóvenes  guerreros que viven un sueño que los ha llevado de la cuarta división brasileña, en siete años, a jugar una final tan importante?
Sin embargo ahora esas imágenes  son la fuente de un dolor profundo, agudísimo, porque las miras pensando en todas esas vidas, sueños, esperanzas, amores, quemados en un instante en el  estrellarse de un avión. Hasta ahier ni sabías que existia aquel equipo, pero hoy te conmueves sin remedio y la fragilidad de la vida, de nuestra vida, no solamente de la de ellos, se te echa encima, como una dramática pregunta sobre tu mismo vivir.

Hoy… es el último  día, es el único día, el único vivr que se te da y ¿qué haces para aferrar su sentido, su valor, su belleza, su verdad?

No existe otro desafío, en medio de todo nuestro hacer, que está pregunta a la cual cada uno, debe, si no quiere sucumbir a la nada, buscar una respuesta.

Pensar en estas cosas me ha hecho entender las palabras que dijo el Papa Francisco elmdomingo pasado, 27 de noviembre, en el Ángelus.

«”Como en los días que precedieron el diluvio, comían, bebían, tomaban esposa y tomaban marido, hasta el día en el que Noe entró en el arca, y no se dieron cuenta de nada hasta que vino el diluvio y embistió a todos”. (vv. 38-39). Siempre nos impresiona pensar a las horas que preceden a una gran calamidad: todos están tranquilos, hacen las cosas de siempre sin darse cuenta que su vida está por ser atropellada. El evangelio no quiere inculcarnos miedo, sino abrir nuestro horizonte a la dimensión ulterior, más grande, que de una parte relativiza las cosas de cada día y al mismo tiempo las vuelve preciosas, decisivas. La relación con el Dios-que-viene-a-visitarnos da a cada gesto, a cada cosa una luz diversa, un espesor, un valor simbólico. (…) Las cosas de cada día deben tener este horizonte, siempre tienen que ser dirigidas hacia este horizonte. (…) Es una invitación a la vigilancia, porque no sabiendo cuando Él vendrá, es necesario estar siempre listos para partir. En este tiempo de Adviento estamos llamados a ensanchar los horizontes de nuestro corazón, a dejarnos sorprender por la vida que se presenta cada día con sus novedades. Para hacer esto es necesario aprender a no depender de nuestras seguridades, de nuestros esquemas consolidados, porque el Señor viene en la hora en la que no nos imaginamos. Viene para introducirnos en una dimensión más hermosa y más grande».

Nuestras seguridades no alcanzan a tapar la fragilidad de la cual estamos llenos, y sin embargo la certeza que puede volver lleno el instante es está espera del Señor que viene para sorprendernos cada día, para introducirnos en la realidad verdadera y definitiva.

Gracias  Chapecoense.

Io sono un Altro che mi sta facendo ora – Lezione religione Russell-Newton

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Davanti alla coscienza di un uomo grato e stupito perché c’è, e c’è la realtà ed è fondamentalmente buona, nulla è più evidente del fatto che non si sta dando la vita da solo, che in ogni istante dipende da un Altro misterioso che lo fa.

Questa percezione di sé come di un fiotto d’acqua che sgorga da una sorgente misteriosa, rende l’uomo religioso, cioè un cercatore del Tu misterioso che lo costituisce.

Per documentare queste affermazioni facciamo riferimento a:

Una selezione di frammenti del capitolo X de “Il senso religioso” di Luigi Giussani

Alcune canzoni che documentano uno sguardo su di se che percepisce la propria dipendenza dall’altro, sia nel senso della persona amata, senza la quale non si può vivere, sia nel senso più profondo di una coscienza del proprio sorgere come grazia dal mistero. Qui il testo e la traduzione in italiano

i link ai video in YouTube

Noa (Achinoam Nini) – Child of man

Violeta Parra – Gracias a la vida

Paulinho de Viola – Timoneiro

Negra Sombra – Rosalia de Castro

Colletta Alimentare 2016 26 novembre – Un gesto semplice ma straordinario. 

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Noi facciamo la Colletta Alimentare a Scandicci al Penny Market di via Pisana. Se vuoi partecipare con noi iscriviti alla Parrocchia Gesù Buon Pastore a Casellina domenica 20 novembre o cerca il Banco Alimentare della tua città.

Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio

Giubileo, ecumenismo, Concilio: intervista a Francesco alla vigilia della chiusura della Porta Santa: «La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi»

Sorgente: Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio

Tutto è per te: la realtà è favorevole – Lezione Religione Russell-Newton

“Uno degli aspetti più affascinanti che emergono dall’astrofisica attuale è l’evidenza che la vita, e la nostra esistenza, richiedono il concorso dell’intera storia dell’universo per poter sussistere. Già gli antichi sapevano che la vita umana dipende dal sole e dalla pioggia, dalla fertilità della terra, dall’avvicendarsi delle stagioni. Oggi sappiamo che la vita dipende anche dai cicli stellari, dalle esplosioni di supernovae, dal ritmo dell’espansione cosmica, dal contrasto di densità nell’universo primordiale, dalla struttura delle leggi fisiche, dal valore delle costanti fondamentali… Senza tutte queste cose, senza una storia cosmica di 14 miliardi di anni, non ci sarebbe la vita. Più conosciamo l’universo e più ogni suo aspetto ci appare concorrere alla possibilità di ospitare la nostra esistenza. (…) L’universo intero è il grembo della vita, che nella paziente gestazione cosmica ha dato forma all’essere vivente, fino alla coscienza e alla libertà, fino al miracolo dell’unicità della persona umana.”  MARCO  BERSANELLI

Lo stupore per la realtà, che sorge nel primo impatto della coscienza umana con essa, diventa sempre più profondo nel conoscere la complessità della realtà data.

Puoi trovare qui

1. Il PDF di una mostra realizzata alcuni anni fa al Meeting di Rimini dal titolo “UNA TERRA PER L’UOMO

2. Un video documentario che ripercorre le tappe della storia della terra, mostrando l’eccezionale itinerario del sorgere della vita e dell’uomo.

3. La canzone “Per te” di Lorenzo Cherubini – Jovanotti, che esprime in modo semplice la gratitudine per il dono che sono tutte le cose.

 

C’è una crepa in ogni cosa: è da lì che entra la luce

Due grandi artisti e il terremoto.

Leonard Cohen e Bruce Springsteen: che c’entrano con il terremoto in centro Italia? La coincidenza della morte di Cohen in questi giorni ha fatto a molti tornare a quella canzone, Anthem, in cui si trova quella frase esplosiva, “There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (c’è una crepa in ogni cosa: è da lì che entra la luce) che rompe gli schemi. Bruce Springsteen stesso, poi, ha dedicato la sua  “My city of ruins” alla gente colpita dal terremoto in Italia. Anche questa canzone che si trasforma in preghiera illumina in modo originale il presente. Un omaggio a due grandi cantanti e alla capacità dell’arte di aprire brecce nel cuore e nella ragione.

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«Così scrivo le mie omelie ispirandomi a Dostoevskij»

La scelta del brano e gli appunti, il Papa al lavoro a Santa Marta: «Leggo ad alta voce e sottolineo. Se mi mancano le idee, ci dormo su»

Sorgente: «Così scrivo le mie omelie ispirandomi a Dostoevskij»

6 novembre 2016. Giubileo dei carcerati: l’inizio della libertà è essere perdonati

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Il cielo è, al di sopra del tetto, /così azzurro, così calmo! /Un albero, al di sopra del tetto, /dondola la sua palma. /La campana, nel cielo che si vede, /dolcemente rintocca.  /Un uccello, sull’albero che si vede, /canta il suo lamento. /Dio mio, Dio mio, la vita è là, /semplice e tranquilla. /Quel placido brusio /viene dalla città. /Che hai fatto, tu che sei qui /e piangi senza fine, /dì, che ne hai fatto, tu che sei qui,della tua giovinezza?        Paul Verlaine

In occasione del Giubileo dei Carcerati  un articolo, apparso su L’Osservatore Romano, di Dario Viganó, Prefetto della Segreteria  della comunicazione del Vaticano.

 

L’Omelia splendida di Papa Francesco:

Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa. (…)  Io vi dico: ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. (…) E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni. Sappiamo infatti che nessuno davanti a Dio può considerarsi giusto (cfr Rm 2,1-11). Ma nessuno può vivere senza la certezza di trovare il perdono! Il ladro pentito, crocifisso insieme a Gesù, lo ha accompagnato in paradiso (cfr Lc 23,43). Nessuno di voi, pertanto, si rinchiuda nel passato! Certo, la storia passata, anche se lo volessimo, non può essere riscritta. Ma la storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la grazia di Dio e con la vostra personale responsabilità. Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati. Qualunque cosa, piccola o grande, il cuore ci rimproveri, «Dio è più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,20): dobbiamo solo affidarci alla sua misericordia.

Il video dell’omelia su you tube: https://www.youtube.com/watch?v=-IhxLlI1VhI

 

 

 

 

Lo stupore per la presenza- Lezione religione Russell-Newton

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Innumerevoli volte si rinnova lo stupore di Paul Cezanne davanti al Mont Saint Victoire, come quello di Claude Monet davanti alla facciata della cattedrale di Rouen.

è questo stupore che mette in moto il cuore dell’uomo con il suo desiderio e le sue domande.

Ecco il materiale che documenta, seguendo le pagine de Il senso religioso di Luigi Giussani, questo svegliarsi del desiderio nell’impatto con la realtà

In primo luogo alcuni testi

1- Lo sviluppo dei temi della lezione con le testimonianze e il testo della canzone di Giorgio Gaber

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due filmati:

1- il video della Canzone L’illogica allegria di Giorgio Gaber

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2- La parte principale del Video “Gratitudine” di Louie Schwartzberg doppiato in Italiano

 

 

Terremoto e cambiamento d’epoca. Nemmeno i segni di bellezza della nostra storia cristiana durano: può solo rinascere ora l’esperienza che li ha generati

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A picture shows the destroyed Basilica of St Benedict in the historic center of Norcia, on October 31, 2016, a day after a 6.6 magnitude earthquake hit central Italy. It came four days after quakes of 5.5 and 6.1 magnitude hit the same area and nine weeks after nearly 300 people died in an August 24 quake that devastated the tourist town of Amatrice at the peak of the holiday season. Italy's most powerful earthquake in 36 years dealt a new blow Sunday to the country's seismically vulnerable heart, sending terrified residents fleeing for the third time in nine weeks and flattening a revered six-century-old church. / AFP / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

In questi giorni, in cui le scosse di terremoto tolgono la sicurezza della vita a tanti fratelli, vediamo anche cadere inesorabilmente tante opere della creatività cristiana, che ha modellato nella bellezza la nostra storia.

Sarà necessario fare di tutto per ricostruirle, per non perdere questo patrimonio, che è segno della fede vissuta, ma da questi fatti sorge anche un’interrogativo rivolto a noi.

Mentre viviamo, come ci ricorda  Papa Francesco, un cambiamento d’epoca, questo distacco doloroso e imprevisto da tante bellezze del passato, forse è anche il modo con cui il Signore ci mette di fronte alla sfida di essere oggi protagonisti di una forma nuova di testimonianza.

La sfida di vivere così intensamente il dono – che ci è dato – dell’incontro con Cristo, che questo possa, nei modi e nei tempi che Dio vorrà, fiorire in una nuova vita, come fece in san Benedetto, in san Francesco nel loro tempo.

Loro cercavano Dio, disse a Parigi Benedetto XVI parlando dei monaci Benedettini, e san Francesco non voleva che seguire Gesù, eppure da loro nacque un mondo nuovo. A noi è chiesto un sì uguale e diverso, da scoprire abbracciando il presente, non per conservare, ma per scoprire ora la Chiesa che rinasce.

Tre testi mi sono d’aiuto in questa riflessione:

L’articolo di Davide Rondoni uscito il 1 novembre 2016 su L’Avvenire.

Un testo di Don Giussani pubblicato anni fa sulla pagina web di CL

Un frammento poetico di Charles Peguy, che ho ascoltato tante volte il Venerdì Santo, tratto da Il Portico del Mistero della seconda virtù.