«Abbiamo bisogno di recuperare la gioia». Un incontro con don Pigi Bernareggi, missionario partito per il Brasile  nel 1964.

La comunità del movimento di CL brasiliana incontra don Pigi Bernareggi, uno dei primi giessini partiti in missione nel 1964. Dalle lezioni con Giussani alla gente della favela: «Sono loro il motore del riscatto per tutti».

Sorgente: «Abbiamo bisogno di recuperare la gioia» – SUD AMERICA

Julián Carrón: La libertà, sfida cruciale per la nostra fede – Dalla rivista CREDERE

«La questione oggi è come rendere attraente la vita cristiana in un mondo in cui il valore supremo è la libertà». Intervista a don Julián Carrón alla rivista della San Paolo: «La fede, infatti, non si comunica per costrizione, ma per “attrazione”»

Sorgente: La libertà, sfida cruciale per la nostra fede – DA CREDERE

Vivere intensamente il reale – Lezione Religione Russell-Newton

Two Boys Diving off Dock into Lake --- Image by © Royalty-Free/Corbis

LA CONDIZIONE PER ESSERE RELIGIOSI NON È ALTRO CHE L’IMPEGNO CON LA REALTÀ, VIVERE INTENSAMENTE IL REALE. PROPRIO QUESTO, CHE SEMBRA LA COSA PIÙ SEMPLICE, È QUELLO CHE INVECE SI STENTA A VIVERE, PROIETTATI NEL FUTURO O NEL PASSATO, MA SFUGGENTI SUL PRESENTE, SUL “QUI ED ORA”, CHE È L’UNICA REALTÀ CHE VIVIAMO.

UNA SERIE DI CITAZIONI DI SCRITTORI E FILOSOFI CHE DOCUMENTANO QUESTA DIFFICOLTÀ E LE PAROLE DE “IL SENSO RELIGIOSO” DI LUIGI GIUSSANI IN CUI AFFERMA CHE LA RELIGIOSITÀ CRESCE QUANTO PIÙ SI VIVE INTENSAMENTE LA REALTÀ.

La Canzone “ASSENZIO” di Fedez E J-Ax che sta scalando le classifiche e che nel testo afferma dolorosamente come la smania del successo o la distrazione e il vivere in modo meccanico fanno perdere le cose più importanti. C’è una nostalgia di una semplicità (la neve che per i bambini è una meraviglia e per i grandi un fastidio) e di una essenzialità (la fama non serve quando vedi che potresti perdere la persona che ami), che attende qualcosa che nella fragilità che ci porta via cosí in fretta, salvi quel diamante che ognuno è, come si dice nelle ultime intense parole cantate dalla bellissima Levante: “Più leggeri della cenere, voliamo via se il vento soffia forte. Più preziosi di un diamante che diventa luce quando fuori è notte. Divento luce se là fuori è notte”.

Qui il testo: Assenzio, Fedez e J-Axz

L’ultimo volo della Chapecoense – El último vuelo de la Chapecoense

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Non mi posso togliere dagli occhi l’immagine della squadra della Chapecoense che esulta negli spogliatoi dopo la qualificazione alla finale della coppa Sudamericana: c’è qualcosa di più potente della gioia di questi giovani guerrieri che vivono un sogno che li ha portati dalla serie D brasiliana, in sette anni, a giocarsi una finale così importante?

Eppure ora quelle immagini sono fonte di un dolore profondo, acutissimo, perché le guardi pensando a tutte queste vite, sogni, speranza, amori, bruciati in un attimo nello schianto di un aereo. Fino a ieri non sapevi neanche che esistesse quella squadra, ma oggi ti commuovi senza rimedio e la fragilità della vita, della nostra vita, non solo della loro, ti si getta addosso, come una domanda drammatica sul tuo vivere.

Oggi… è l’ultimo giorno, è l’unico giorno, l’unico vivere che ti è dato e che fai per afferrarne il senso, il valore, la bellezza, la verità?

Non c’è altra sfida, in mezzo a tutto il nostro fare che questa domanda a cui ognuno deve, se non vuol soccombere al nulla, cercare una risposta.

Pensare a queste cose mi ha fatto capire le parole che ha detto il Papa Francesco domenica scorsa, 27 novembre, all’Angelus.

«”Come nei giorni che precedettero il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”: così dice Gesù. Sempre ci colpisce pensare alle ore che precedono una grande calamità: tutti sono tranquilli, fanno le cose solite senza rendersi conto che la loro vita sta per essere stravolta. Il Vangelo certamente non vuole farci paura, ma aprire il nostro orizzonte alla dimensione ulteriore, più grande, che da una parte relativizza le cose di ogni giorno ma al tempo stesso le rende preziose, decisive. La relazione con il Dio-che-viene-a-visitarci dà a ogni gesto, a ogni cosa una luce diversa, uno spessore, un valore simbolico. (…) Le cose di ogni giorno devono avere questo orizzonte, devono essere indirizzate a quell’orizzonte. Quest’incontro con il Signore che viene per noi. (…) È un invito alla vigilanza, perché non sapendo quando Egli verrà, bisogna essere sempre pronti a partire. In questo tempo di Avvento, siamo chiamati ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità. Per fare ciò occorre imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati, perché il Signore viene nell’ora in cui non immaginiamo. Viene per introdurci in una dimensione più bella e più grande».

Le sicurezze non bastano a scongiurare la fragilità di cui siamo pieni, ma la certezza che può rendere pieno l’istante è questa attesa del Signore che viene a sorprenderci ogni giorno, per introdurci nella dimensione vera e definitiva della realtà.

Grazie Chapecoense

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 Traducción en castellano:
No puedo quitarme de los ojos la imagen del  equipo de la Chapecoense que exulta en los camarines después de la calificación  a la final de la copa Sudamericana: existe algo más potente de la alegría de esos jóvenes  guerreros que viven un sueño que los ha llevado de la cuarta división brasileña, en siete años, a jugar una final tan importante?
Sin embargo ahora esas imágenes  son la fuente de un dolor profundo, agudísimo, porque las miras pensando en todas esas vidas, sueños, esperanzas, amores, quemados en un instante en el  estrellarse de un avión. Hasta ahier ni sabías que existia aquel equipo, pero hoy te conmueves sin remedio y la fragilidad de la vida, de nuestra vida, no solamente de la de ellos, se te echa encima, como una dramática pregunta sobre tu mismo vivir.

Hoy… es el último  día, es el único día, el único vivr que se te da y ¿qué haces para aferrar su sentido, su valor, su belleza, su verdad?

No existe otro desafío, en medio de todo nuestro hacer, que está pregunta a la cual cada uno, debe, si no quiere sucumbir a la nada, buscar una respuesta.

Pensar en estas cosas me ha hecho entender las palabras que dijo el Papa Francisco elmdomingo pasado, 27 de noviembre, en el Ángelus.

«”Como en los días que precedieron el diluvio, comían, bebían, tomaban esposa y tomaban marido, hasta el día en el que Noe entró en el arca, y no se dieron cuenta de nada hasta que vino el diluvio y embistió a todos”. (vv. 38-39). Siempre nos impresiona pensar a las horas que preceden a una gran calamidad: todos están tranquilos, hacen las cosas de siempre sin darse cuenta que su vida está por ser atropellada. El evangelio no quiere inculcarnos miedo, sino abrir nuestro horizonte a la dimensión ulterior, más grande, que de una parte relativiza las cosas de cada día y al mismo tiempo las vuelve preciosas, decisivas. La relación con el Dios-que-viene-a-visitarnos da a cada gesto, a cada cosa una luz diversa, un espesor, un valor simbólico. (…) Las cosas de cada día deben tener este horizonte, siempre tienen que ser dirigidas hacia este horizonte. (…) Es una invitación a la vigilancia, porque no sabiendo cuando Él vendrá, es necesario estar siempre listos para partir. En este tiempo de Adviento estamos llamados a ensanchar los horizontes de nuestro corazón, a dejarnos sorprender por la vida que se presenta cada día con sus novedades. Para hacer esto es necesario aprender a no depender de nuestras seguridades, de nuestros esquemas consolidados, porque el Señor viene en la hora en la que no nos imaginamos. Viene para introducirnos en una dimensión más hermosa y más grande».

Nuestras seguridades no alcanzan a tapar la fragilidad de la cual estamos llenos, y sin embargo la certeza que puede volver lleno el instante es está espera del Señor que viene para sorprendernos cada día, para introducirnos en la realidad verdadera y definitiva.

Gracias  Chapecoense.

Io sono un Altro che mi sta facendo ora – Lezione religione Russell-Newton

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Davanti alla coscienza di un uomo grato e stupito perché c’è, e c’è la realtà ed è fondamentalmente buona, nulla è più evidente del fatto che non si sta dando la vita da solo, che in ogni istante dipende da un Altro misterioso che lo fa.

Questa percezione di sé come di un fiotto d’acqua che sgorga da una sorgente misteriosa, rende l’uomo religioso, cioè un cercatore del Tu misterioso che lo costituisce.

Per documentare queste affermazioni facciamo riferimento a:

Una selezione di frammenti del capitolo X de “Il senso religioso” di Luigi Giussani

Alcune canzoni che documentano uno sguardo su di se che percepisce la propria dipendenza dall’altro, sia nel senso della persona amata, senza la quale non si può vivere, sia nel senso più profondo di una coscienza del proprio sorgere come grazia dal mistero. Qui il testo e la traduzione in italiano

i link ai video in YouTube

Noa (Achinoam Nini) – Child of man

Violeta Parra – Gracias a la vida

Paulinho de Viola – Timoneiro

Negra Sombra – Rosalia de Castro

Colletta Alimentare 2016 26 novembre – Un gesto semplice ma straordinario. 

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Noi facciamo la Colletta Alimentare a Scandicci al Penny Market di via Pisana. Se vuoi partecipare con noi iscriviti alla Parrocchia Gesù Buon Pastore a Casellina domenica 20 novembre o cerca il Banco Alimentare della tua città.

Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio

Giubileo, ecumenismo, Concilio: intervista a Francesco alla vigilia della chiusura della Porta Santa: «La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi»

Sorgente: Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio

Tutto è per te: la realtà è favorevole – Lezione Religione Russell-Newton

“Uno degli aspetti più affascinanti che emergono dall’astrofisica attuale è l’evidenza che la vita, e la nostra esistenza, richiedono il concorso dell’intera storia dell’universo per poter sussistere. Già gli antichi sapevano che la vita umana dipende dal sole e dalla pioggia, dalla fertilità della terra, dall’avvicendarsi delle stagioni. Oggi sappiamo che la vita dipende anche dai cicli stellari, dalle esplosioni di supernovae, dal ritmo dell’espansione cosmica, dal contrasto di densità nell’universo primordiale, dalla struttura delle leggi fisiche, dal valore delle costanti fondamentali… Senza tutte queste cose, senza una storia cosmica di 14 miliardi di anni, non ci sarebbe la vita. Più conosciamo l’universo e più ogni suo aspetto ci appare concorrere alla possibilità di ospitare la nostra esistenza. (…) L’universo intero è il grembo della vita, che nella paziente gestazione cosmica ha dato forma all’essere vivente, fino alla coscienza e alla libertà, fino al miracolo dell’unicità della persona umana.”  MARCO  BERSANELLI

Lo stupore per la realtà, che sorge nel primo impatto della coscienza umana con essa, diventa sempre più profondo nel conoscere la complessità della realtà data.

Puoi trovare qui

1. Il PDF di una mostra realizzata alcuni anni fa al Meeting di Rimini dal titolo “UNA TERRA PER L’UOMO

2. Un video documentario che ripercorre le tappe della storia della terra, mostrando l’eccezionale itinerario del sorgere della vita e dell’uomo.

3. La canzone “Per te” di Lorenzo Cherubini – Jovanotti, che esprime in modo semplice la gratitudine per il dono che sono tutte le cose.

 

C’è una crepa in ogni cosa: è da lì che entra la luce

Due grandi artisti e il terremoto.

Leonard Cohen e Bruce Springsteen: che c’entrano con il terremoto in centro Italia? La coincidenza della morte di Cohen in questi giorni ha fatto a molti tornare a quella canzone, Anthem, in cui si trova quella frase esplosiva, “There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (c’è una crepa in ogni cosa: è da lì che entra la luce) che rompe gli schemi. Bruce Springsteen stesso, poi, ha dedicato la sua  “My city of ruins” alla gente colpita dal terremoto in Italia. Anche questa canzone che si trasforma in preghiera illumina in modo originale il presente. Un omaggio a due grandi cantanti e alla capacità dell’arte di aprire brecce nel cuore e nella ragione.

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«Così scrivo le mie omelie ispirandomi a Dostoevskij»

La scelta del brano e gli appunti, il Papa al lavoro a Santa Marta: «Leggo ad alta voce e sottolineo. Se mi mancano le idee, ci dormo su»

Sorgente: «Così scrivo le mie omelie ispirandomi a Dostoevskij»

Giovanni Paccosi

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