Migranti, la sfida dell’incontro

Dal 5 all’11 maggio a Casellina la Mostra “Migranti, la sfida dell’incontro”, un avvenimento culturale e sociale che sta cambiando in tutt’Italia il modo di stare davanti ai migranti. Non un “problema”, ma delle “persone”, con la loro storia drammatica. Le ragioni del fenomeno migratorio, le storie, le esperienze di accoglienza, le politiche giuste e sbagliate. Ma soprattutto persone davanti ad altre persone: incontrarsi è possibile. I muri non servono.

Chiese sempre più vuote. Comunità “freezer”. Formalismo. Poca gioia. Ma non basterebbe seguire il Papa Francesco?

La realtà va guardata in faccia. L’articolo di Repubblica a cui rimanda il link finale è interessante e drammatico: se i giovani e la gente di 50 anni son quelli che non entrano più in chiesa, una ragione ci sarà, e non sarà solo la “cattiveria dei tempi”…  “Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita” (don Giussani) o, come dice Gesù nel vangelo, “il centuplo quaggiù”, non può essere solo una spiegazione corretta delle scritture o un insegnamento sui valori irrinunciabili… Solo un’esperienza di Cristo risorto e vivo (vedi la bellissima udienza del Papa Francesco di mercoledì 19 aprile 2017) può sbalzare da cavallo ogni uomo e far rinascere il desiderio di Dio.

Sorgente: La messa è finita: chiese sempre più vuote, nonostante Bergoglio – Repubblica.it

Cristianesimo: stupore dell’incontro. Papa Francesco all’Udienza Generale del 19 aprile 2017

Che bello pensare che il cristianesimo, essenzialmente, è questo! Non è tanto la nostra ricerca nei confronti di Dio – una ricerca, in verità, così tentennante –, ma piuttosto la ricerca di Dio nei nostri confronti. Gesù ci ha presi, ci ha afferrati, ci ha conquistati per non lasciarci più. Il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore. Un cuore chiuso, un cuore razionalistico è incapace dello stupore, e non può capire cosa sia il cristianesimo. Perché il cristianesimo è grazia, e la grazia soltanto si percepisce, e per di più si incontra nello stupore dell’incontro.

Testo completo dell’Udienza Generale

Udienza generale di Papa Francesco, 12 aprile 2017 – NEL CROCIFISSO LA NOSTRA SPERANZA È RINATA

La speranza supera tutto perché nasce dall’amore di Gesù che si è fatto il chicco di grano in terra. Quando scegliamo la speranza di Gesù, a poco a poco scopriamo che il modo di vivere vincente è quello del seme, quello dell’amore umile. Non c’è altra via per vincere il male e dare speranza al mondo. Ma voi potete dirmi: “No, è una logica perdente!”. Sembrerebbe così, perché chi ama perde potere, avete pensato questo? chi dona, si spossessa di qualcosa e amare è un dono. In realtà la logica del seme che muore, dell’amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto.

TESTO INTEGRALE DELL’UDIENZA GENERALE DI PAPA FRANCESCO, MERCOLEDÌ 12 APRILE 2017

Settimana Santa 2017 – La Via Crucis per le strade e piazze del centro di Firenze

Venerdì 14 aprile alle 13:30 inizia nella Chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi un gesto semplice e pieno di dolorosa bellezza: la Via Crucis,  che si svolge per le vie del centro di Firenze, in mezzo alle folle di turisti e di passanti, in silenzio dietro alla croce di Gesù, con le stazioni segnate da canti e letture della tradizione cristiana. Da Borgo Pinti, a Piazza Santa Croce, a Piazza Signoria, al Duomo, San Marco, l’Annunziata per terminare di nuovo in Santa Maria Maddalena dei Pazzi. Un gesto per tutti di silenzio, ascolto e preghiera per immergersi nel mistero della morte di Gesù per amor nostro. Tutti invitati.

«Abbiamo bisogno di recuperare la gioia» Una riflessione per la Pasqua, da un incontro con Pigi Bernareggi, Missionario in Brasile da 50 anni. 

 

 

 

 

 

Il cristianesimo fa respirare.

Il tempo è l’attesa di Dio che chiede il nostro amore.

Il periodo di Pasqua non finisce nel giorno della Risurrezione, ma con la festa dell’Ascensione e della discesa dello Spirito Santo. Cristo è asceso al Cielo. Ma che Cielo è quello? È la nostra vita, è la fonte della vita che abbiamo nel profondo di noi stessi: Cristo, con il suo corpo risorto, è nel profondo dell’essere di tutti voi e di tutti coloro che, in tutto il mondo, non hanno mai pensato a Cristo.

Sorgente: «Abbiamo bisogno di recuperare la gioia» – SUD AMERICA

Il paradosso della libertà. Lezioni religione Russell-Newton

Si riuniscono qui i materiali usati nel lungo periodo che abbiamo dedicato al tema della libertà. La libertà è il valore supremo per noi uomini del terzo millennio.

La libertà è, per i credenti in Cristo, il dono più grande (per parafrasare Cervantes) che  Dio ha fatto all’uomo, rinunciando, davanti ad essa, alla Sua Onnipotenza.

Ma la libertà cos’è? Il primo aspetto che abbiamo affrontato è stato quello della libertà come opzione che influisce sulla ragione nel riconoscimento della realtà come segno del Mistero. Le cose che ci circondano e i desideri che ci costituiscono, rimandano a un Oltre, a Dio, ma noi possiamo decidere di non seguire la dinamica del segno e limitarci alla realtà come appare. Ma facendolo, magari in nome di una razionalità, rinunciamo all’invito che la realtà stessa rivolge alla ragione.

 

1.

A questo proposito, il racconto “La casa del cacciatore”, scritto tanti anni fa proprio tra le mura del Russell-Newton, quando ancora era il “Liceo Scientifico di Scandicci”, è un esempio, per analogia di come si può usare la ragione in modi diversi, a causa di un’opzione della libertà.

 

2.

Poi abbiamo visto esempi di uso della libertà davanti al mistero della vita:

La vicenda del DJ Fabo e tutta la problematica del fine-vita, in questo momento cosí attuale, con la lettera che gli fu scritta prima della sua “morte assistita” da Matteo, un ragazzo diciannovenne tetraplegico che lo supplicava di continuare a lottare e vivere.

 

3.

Poi altri testi sulla libertà che aiutano a porre la questione in modo adeguato

Si possono leggere seguendo questo link

 

4.

La testimonianza di EDIMAR, un ragazzino delle favelas di Brasilia, che negli anni novanta decise, a costo della morte, di non uccidere più nessuno, perché l’incontro con la sua professoressa, Semia, gli aveva fatto scoprire un altro cielo sotto cui spendere la vita.

5.

Infine un PDF dal titolo Il paradosso della libertà, in cui dopo una serie di definizioni della libertà secondo vari personaggi della cultura, si riflette sull’esperienza che indica che la vera libertà si compie nella religiosità, cioè nella dipendenza vissuta e amata da Dio. Quest’ultimo tema è ovviamente controverso, ma è importante affrontarlo, anche se è controcorrente rispetto al modo più diffuso di pensare.

Provare per credere.

POST SCRIPTUM

Come bonus una canzone di un cantautore argentino, ANDRÉS CALAMARO, dal titolo LA LIBERTAD nella versione dei TAN BIONICA.

https://drive.google.com/open?id=0B-QCEOy9CMCgSE11ZGpwVDBtdnM

Segnati dal Mistero. Anche un sasso indica qualcosa dell’Altro. Lezione Religione Russell-Newton.

Le cose che vedo, (che è il titolo di una bella canzone della Bay Ridge Band) le esigenze che mi animano, portano con sé una dimensione che va oltre: si presentano come segno.

 

La bellezza di un panorama, la tenerezza di un bambino, i drammi della vita, la maestosità del mare, il desiderio di pienezza e felicità che urge nel cuore… tutto indica qualcosa oltre sé, misterioso eppure reale: la realtà lascia intravvedere una profondità che si affaccia da tutto e che chiama a sé. Un Altro misterioso.

È il livello semplice e universale dell’esperienza religiosa e la sua è la dinamica propria della ragione umana, capace di leggere i segni e scoprirne il significato.

Come esempio di «segni» come linguaggio proprio dell’umano, una cosa commovente della storia di Firenze: i segnali lasciati dalle mamme ai trovatelli dell’Ospedale degli Innocenti.

 

«Nell’archivio storico degli Innocenti sono conservati migliaia di messaggi e piccoli oggetti: medaglie, monete, anelli, fermagli, santini, piccole croci, chicchi di rosario, di vetro colorato, bottoni, pezzetti di stoffa. Più meditata e propiziatoria era la scelta del corallo, dei nastri rossi, di pietre benefiche come la corniola e l’agata. I segni avrebbero permesso ai genitori di individuare i propri figli nel caso fossero tornati a riprenderli, una speranza di futuro riconoscimento e ricostruzione dell’identità che accompagnava i nocentini durante tutta la loro vita». S. Filipponi, E. Mazzocchi, L. Sebregondi, Il Museo degli Innocenti, Firenze 2016. (vedi foto).

All’Altro misterioso che si affaccia dall’esperienza vissuta, gli uomini hanno dato il nome di Dio. Dio e Mistero: sono sinonimi, perché non possiamo affermare nulla più che la nostra dipendenza da esso.

Come nella poesia «Il pioppo» di Clemente Rebora:

 

«Vibra nel vento con tutte le sue foglie

il pioppo severo:

spasima l’anima in tutte le sue doglie

nell’ansia del pensiero:

dal tronco in rami per fronde si esprime

tutte al ciel tese con raccolte cime:

fermo rimane il tronco del mistero,

e il tronco s’inabissa ov’è più vero».

 

Il mistero non è un limite, ma è la scoperta più grande cui può arrivare la ragione: l’esistenza di qualcosa che non può definire, misurare, comprendere. La ragione dell’uomo arriva a capire questo: la spiegazione di tutto c’è, ma non è afferrabile dall’uomo; c’è, ma non sappiamo com’è.

Nel suo libro Germania Tacito descriveva così l’idea di divinità degli antichi popoli tedeschi:

 

«Secretum illud quod sola reverentia vident hoc Deum appellant (quella realtà nascosta, inafferrabile, che percepiscono solo come qualcosa da cui la loro vita dipende, questa realtà chiamano Dio)».

 

I termini con cui l’umanità ha parlato di Dio, sono tutti termini negativi: in-finito, im-menso (non misurabile), in-effabile (che non si può dire), ignoto. Anche parole che sembrano positive, per esempio: onnipotente, onnisciente, onnicomprensivo, sono parole che non corrispondono a nulla della nostra esperienza: per essere intese devono negare il nostro modo di essere potenti o di sapere. Così, certe frasi che si usano: Dio è bontà, Dio è giustizia, Dio è bellezza, sono delle «direzioni di partenza» che arricchiscono il nostro presentimento di questo Oggetto ultimo; ma non sono definizioni, perché Dio è bontà, ma non è la bontà come la conosciamo noi; Dio è amore, ma non lo è secondo la modalità nostra; Dio è persona, ma non come lo siamo noi.

Però non sono termini senza significato: sono parole che avvicinano al Mistero: sono aperture al Mistero.

Un frammento del film “La strada” di Federico Fellini, in cui la protagonista, gelsomino, è aiutata dal “Matto” (un funambolo) a scoprire che tutto rimanda a un disegno più grande.

22 febbraio 2005. Don Giussani da 12 anni in cielo.

Don Luigi Giussani

«Sono riconoscente a Don Giussani per varie ragioni. La prima, più personale, è il bene che quest’uomo ha fatto a me e alla mia vita sacerdotale, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. L’altra ragione è che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. Voi sapete quanto importante fosse per Don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. Così lui ha educato alla libertà, guidando all’incontro con Cristo, perché Cristo ci dà la vera libertà».

Papa Francesco, Discorso al Movimento di Comunione e Liberazione, 7 marzo 2015

«Estoy agradecido a don Giussani por varias razones. La primera, más personal, es el bien que este hombre me hizo a mí y a mi vida sacerdotal a través de la lectura de sus libros y de sus artículos. La otra razón es que su pensamiento es profundamente humano y llega hasta lo más íntimo del anhelo del hombre. Sabéis cuán importante era para don Giussani la experiencia del encuentro: encuentro no con una idea, sino con una Persona, con Jesucristo. Así, él educó en la libertad, guiando al encuentro con Cristo, porque Cristo nos da la verdadera libertad».

Papa Francisco, Discurso al Movimiento de Comunión y Liberación, 7 de marzo de 2015.

Visita del Santo Padre presso l’Università degli Studi Roma Tre

“Voglio parlarvi da persona a persone, e dare testimonianza di chi sono. Mi professo cristiano e la trascendenza alla quale mi apro e guardo ha un nome: Gesù. Sono convinto che il suo Vangelo è una forza di vero rinnovamento personale e sociale. Parlando così non vi propongo illusioni o teorie filosofiche o ideologiche, neppure voglio fare proselitismo. Vi parlo di una Persona che mi è venuta incontro, quando avevo più o meno la vostra età, mi ha aperto orizzonti e mi ha cambiato la vita. Questa Persona può riempire il nostro cuore di gioia e la nostra vita di significato. E’ il mio compagno di strada; Lui non delude e non tradisce. E’ sempre con noi. Si pone con rispetto e discrezione lungo il sentiero della nostra vita, ci sostiene soprattutto nell’ora dello smarrimento e della sconfitta, nel momento della debolezza e del peccato, per rimetterci sempre in cammino. Questa è la testimonianza personale della mia vita”. (dal discorso scritto di Papa Francesco agli studenti dell’Università Roma Tre,17 febbraio 2017)

 

Sorgente: Visita del Santo Padre presso l’Università degli Studi Roma Tre

Giovanni Paccosi

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