NON SOGNI, MA SEGNI: CHE COSA SONO LE NUVOLE?

Giovanni Paccosi

NON SOGNI, MA SEGNI: CHE COSA SONO LE NUVOLE?

27/05/2021 Religione Liceo Classico Santa Maria degli Angeli 2020-2021 Sentido religioso 0

Alla fine del nostro itinerario, arriviamo a riconoscere che la lotta con il Mistero si gioca sempre. Anche se uno fosse ideologicamente convinto che tutto è nulla, rimane la domanda, la percezione del Mistero e il fascino della realtà, che non è sogno, ma segno attraverso cui fare il passo al fondo del reale a quel Tu che ci costituisce e che ci viene a cercare con nuove provocazioni e sorprese. Anche la nostra attesa di pienezza sta lì a dirci che può venire chi risponda ad essa.

CHE COSA SONO LE NUVOLE?

È il titolo di un piccolo, grandissimo film di Pier paolo Pasolini, un episodio dentro il film “Capriccio all’italiana”, dove Totò, alla sua ultima interpretazione prima di morire, insieme a una serie di grandi attori e grandi amici di Pasolini, si trasformano in marionette di un teatrino di borgata nella rappresentazione dell’Otello, una rappresentazione commovente e paradossale. Oltre a Totò, Ninetto Davoli, Laura Betti, Adriana Asti, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Carlo Pisacane, Francesco Leonetti, Mario Cipriani e Domenico Modugno sono gli straordinari interpreti di una storia che fin dalla prima scena, in cui una marionetta, appena creata, esprime la sua gioia per esserci, per essere nato, si propone come metafora della vita. Ognuno costretto in un ruolo che il destino gli assegna, ma nello sesso tempo oltre esso nel cuore, alla ricerca di una verità, di una giustizia che solo i semplici possono scoprire, ma di cui non son capaci che per istanti. Eppure, anche la morte non è capace di ridurre a nulla lo sguardo pieno di stupore davanti al reale. “Strazianrte meravigliosa bellezza del creato” è l’ultima frase del film, e il grido di chi non si accontenta di accettare il limite, ma aspetta che qualcuno lo sfondi, squarci il velo del teatrino della vita e risponda al cuore.

Una canzone di Claudio Chieffo esprime la domanda di quella semplicità che è condizione di poter rimettersi in corsa nell’avventura del rapporto con Dio, con il Tu che ci fa in quest’istante, senza rimanere schiacciati dal nostro limite.