Segnati dal Mistero. Anche un sasso indica qualcosa dell’Altro. Lezione Religione Russell-Newton.

Le cose che vedo, (che è il titolo di una bella canzone della Bay Ridge Band) le esigenze che mi animano, portano con sé una dimensione che va oltre: si presentano come segno.

 

La bellezza di un panorama, la tenerezza di un bambino, i drammi della vita, la maestosità del mare, il desiderio di pienezza e felicità che urge nel cuore… tutto indica qualcosa oltre sé, misterioso eppure reale: la realtà lascia intravvedere una profondità che si affaccia da tutto e che chiama a sé. Un Altro misterioso.

È il livello semplice e universale dell’esperienza religiosa e la sua è la dinamica propria della ragione umana, capace di leggere i segni e scoprirne il significato.

Come esempio di «segni» come linguaggio proprio dell’umano, una cosa commovente della storia di Firenze: i segnali lasciati dalle mamme ai trovatelli dell’Ospedale degli Innocenti.

 

«Nell’archivio storico degli Innocenti sono conservati migliaia di messaggi e piccoli oggetti: medaglie, monete, anelli, fermagli, santini, piccole croci, chicchi di rosario, di vetro colorato, bottoni, pezzetti di stoffa. Più meditata e propiziatoria era la scelta del corallo, dei nastri rossi, di pietre benefiche come la corniola e l’agata. I segni avrebbero permesso ai genitori di individuare i propri figli nel caso fossero tornati a riprenderli, una speranza di futuro riconoscimento e ricostruzione dell’identità che accompagnava i nocentini durante tutta la loro vita». S. Filipponi, E. Mazzocchi, L. Sebregondi, Il Museo degli Innocenti, Firenze 2016. (vedi foto).

All’Altro misterioso che si affaccia dall’esperienza vissuta, gli uomini hanno dato il nome di Dio. Dio e Mistero: sono sinonimi, perché non possiamo affermare nulla più che la nostra dipendenza da esso.

Come nella poesia «Il pioppo» di Clemente Rebora:

 

«Vibra nel vento con tutte le sue foglie

il pioppo severo:

spasima l’anima in tutte le sue doglie

nell’ansia del pensiero:

dal tronco in rami per fronde si esprime

tutte al ciel tese con raccolte cime:

fermo rimane il tronco del mistero,

e il tronco s’inabissa ov’è più vero».

 

Il mistero non è un limite, ma è la scoperta più grande cui può arrivare la ragione: l’esistenza di qualcosa che non può definire, misurare, comprendere. La ragione dell’uomo arriva a capire questo: la spiegazione di tutto c’è, ma non è afferrabile dall’uomo; c’è, ma non sappiamo com’è.

Nel suo libro Germania Tacito descriveva così l’idea di divinità degli antichi popoli tedeschi:

 

«Secretum illud quod sola reverentia vident hoc Deum appellant (quella realtà nascosta, inafferrabile, che percepiscono solo come qualcosa da cui la loro vita dipende, questa realtà chiamano Dio)».

 

I termini con cui l’umanità ha parlato di Dio, sono tutti termini negativi: in-finito, im-menso (non misurabile), in-effabile (che non si può dire), ignoto. Anche parole che sembrano positive, per esempio: onnipotente, onnisciente, onnicomprensivo, sono parole che non corrispondono a nulla della nostra esperienza: per essere intese devono negare il nostro modo di essere potenti o di sapere. Così, certe frasi che si usano: Dio è bontà, Dio è giustizia, Dio è bellezza, sono delle «direzioni di partenza» che arricchiscono il nostro presentimento di questo Oggetto ultimo; ma non sono definizioni, perché Dio è bontà, ma non è la bontà come la conosciamo noi; Dio è amore, ma non lo è secondo la modalità nostra; Dio è persona, ma non come lo siamo noi.

Però non sono termini senza significato: sono parole che avvicinano al Mistero: sono aperture al Mistero.

Un frammento del film “La strada” di Federico Fellini, in cui la protagonista, gelsomino, è aiutata dal “Matto” (un funambolo) a scoprire che tutto rimanda a un disegno più grande.

22 febbraio 2005. Don Giussani da 12 anni in cielo.

Don Luigi Giussani

«Sono riconoscente a Don Giussani per varie ragioni. La prima, più personale, è il bene che quest’uomo ha fatto a me e alla mia vita sacerdotale, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. L’altra ragione è che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. Voi sapete quanto importante fosse per Don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. Così lui ha educato alla libertà, guidando all’incontro con Cristo, perché Cristo ci dà la vera libertà».

Papa Francesco, Discorso al Movimento di Comunione e Liberazione, 7 marzo 2015

«Estoy agradecido a don Giussani por varias razones. La primera, más personal, es el bien que este hombre me hizo a mí y a mi vida sacerdotal a través de la lectura de sus libros y de sus artículos. La otra razón es que su pensamiento es profundamente humano y llega hasta lo más íntimo del anhelo del hombre. Sabéis cuán importante era para don Giussani la experiencia del encuentro: encuentro no con una idea, sino con una Persona, con Jesucristo. Así, él educó en la libertad, guiando al encuentro con Cristo, porque Cristo nos da la verdadera libertad».

Papa Francisco, Discurso al Movimiento de Comunión y Liberación, 7 de marzo de 2015.

Visita del Santo Padre presso l’Università degli Studi Roma Tre

“Voglio parlarvi da persona a persone, e dare testimonianza di chi sono. Mi professo cristiano e la trascendenza alla quale mi apro e guardo ha un nome: Gesù. Sono convinto che il suo Vangelo è una forza di vero rinnovamento personale e sociale. Parlando così non vi propongo illusioni o teorie filosofiche o ideologiche, neppure voglio fare proselitismo. Vi parlo di una Persona che mi è venuta incontro, quando avevo più o meno la vostra età, mi ha aperto orizzonti e mi ha cambiato la vita. Questa Persona può riempire il nostro cuore di gioia e la nostra vita di significato. E’ il mio compagno di strada; Lui non delude e non tradisce. E’ sempre con noi. Si pone con rispetto e discrezione lungo il sentiero della nostra vita, ci sostiene soprattutto nell’ora dello smarrimento e della sconfitta, nel momento della debolezza e del peccato, per rimetterci sempre in cammino. Questa è la testimonianza personale della mia vita”. (dal discorso scritto di Papa Francesco agli studenti dell’Università Roma Tre,17 febbraio 2017)

 

Sorgente: Visita del Santo Padre presso l’Università degli Studi Roma Tre

La Cupola di Santa Maria del Fiore. Un video interessante

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Un video da “La Repubblica” in cui il professor Giuseppe Conti, matematico e studioso della Cupola, spiega alcuni segreti di questo capolavoro dell’architettura e dell’umanesimo fiorentino.

https://drive.google.com/file/d/0B-QCEOy9CMCgelB5Q1drUXlLbTQ/view?usp=sharing

 

 

“Non siamo carabinieri del sacro, facciamo rinascere le comunità” – Intervista di Andrea Tornielli al Vescovo di Alessandria Guido Gallese.

Il viaggio per incontrare i nuovi pastori italiani: Guido Gallese di Alessandria, che ha reso istituzionale la presenza di laici e donne tra i consiglieri del vescovo. «Questo è un momento veramente facile per evangelizzare»

Sorgente: “Non siamo carabinieri del sacro, facciamo rinascere le comunità” – La Stampa

Le esigenze che portiamo nel cuore sono segno del Mistero. Lezione Religione Russell-Newton

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Mentre presento la foto vincitrice del concorso “Vivere intensamente il reale”, di Sara Beltrán Alegría, è significativo vedere che anche per tutti quelli che l’hanno votata come la miglior foto, non ha prevalso un giudizio tecnico sulla fotografia, ma la capacità della foto stessa di rimandare, come SEGNO, a qualcosa di molto più misterioso e grande della sola apparenza. Le cose ci si presentano sempre come segno e diventano più importanti per noi quando le scopriamo più “significative” cioè portatrici di un significato più profondo.

Facendo un passo in più è importante notare come non siano solo le cose esteriori che entrano nell’orizzonte della nostra esperienza quelle che ci provocano,  che portano scritto “più in là”, ma anche le esigenze che urgono nel nostro cuore: l’esigenza della verità (del significato di tutto, anche della nostra stessa vita), l’esigenza della giustizia, che ci fa gridare quando qualcosa di ingiusto si abbatte su di noi, l’esigenza della felicità come soddisfazione piena del nostro desiderio, e l’esigenza dell’amore che non si arrende mai, ci sospingono verso orizzonti che sorpassano i limiti delle risposte ordinarie, ci sospingono verso l’infinito, il Mistero.

Riporto qui una sintesi del capitolo 11 de “Il senso religioso” di Luigi Giussani, che sviluppa questi temi in modo geniale.

Come esempi delle esigenze che gridano imparabili dentro di noi, i testi e i video di due canzoni dell’ultimo Sanremo: “Che sia benedetta“, cantata da Fiorella Mannoia e “Vedrai” di Samuel.

I TESTI:

Che sia benedetta Mannoia – Vedrai Samuel

I VIDEO:

https://drive.google.com/file/d/0B-QCEOy9CMCgNEtGUHBfckJ1VzA/view?usp=sharing

https://drive.google.com/file/d/0B-QCEOy9CMCgNWFYQVZ0MTUwcXc/view?usp=sharing

Non a caso ricorre in esse la parola benedizione riferita al mistero del vivere: la percezione che le nostre definizioni non bastano, il senso del vivere è più grande delle nostre capacità di incasellarlo in idee.